mercoledì 26 novembre 2003

Continua a piovere, stanotte.
E da qualche parte c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza al buio
con dei tubi e degli aghi conficcati nella carne.
L'unica luce è quella verdognola proveniente da uno schermo che registra
le pulsazioni. Le luci del corridoio dall'altra parte del vetro sono spente,
in giro non si vede anima viva.
Ci penso e so che al suo posto, io, avrei paura. E non basterebbe sapere
che a pochi metri da me penzola un pulsante che posso premere per chiedere aiuto.
E che aiuto potrebbe darmi un infermiere assonnato del turno di notte; che avrebbe
preferito essere a letto con la sua donna o a casa dai suoi bambini, piuttosto che
essere lì e alzarsi per venire ad ascoltare i lamenti di una povera vecchia.
No.
Mi sentirei solo. Sapendo che nessuno dei miei familiari, dei miei amici più cari, si è
offerto di tenermi compagnia sonnecchiando sulla poltrona, scomoda di certo, che
vedo ai piedi del letto.
Penserei che se sono solo, un motivo ci deve essere. Forse ho fatto un torto a qualcuno
in passato. Ed ora sto in qualche modo scontando tutto questo.
O forse, semplicemente non c'è nessun motivo. In fondo, se ci fosse un motivo ciò sarebbe
quantomeno consolatorio.
Invece è una solitudine del tutto immotivata, a voler ben vedere.
E' solo che sono una povera vecchia che ancora non vuol saperne di morire. E allora
che stia sola attaccata a quei tubi. Al buio, chiusa nella stanza.
Quanta stupida ipocrisia nei sorrisi di quelli che mi vengono a far visita di giorno! Quando
ci sono dieci infermieri ad ogni angolo del corridoio e un viavai di gente.
Che venissero adesso: Ora che l'unico rumore oltre al mio respiro è quello del mio cuore,
che viene rilevato ad ogni impulso. Sommessamente.
E hai voglia a dire che questa è terapia intensiva e c'è l'orario visite. Le balle! Che lo san tutti
che un solo familiare può sempre rimanere. E' facile visitare qualcuno quando ti fa più comodo!
Adesso che è notte e sta piovendo e "copriti che fuori fa freddo!" sono tutti nei loro letti comodi
alle loro case. Domani si lavora, bisogna riposare.
Io invece non lavoro, sono troppo vecchia. E di dormire proprio non ci ho voglia, è tutto il giorno
che sono stesa a letto e se potessi scendere farei anche un giretto. Allora penso e mi domando
se tutti gli anni che ho vissuto hanno avuto un qualche significato.
E' tempo di bilanci: tirar le somme e vedere se le mie scelte e ciò in cui ho creduto mi hanno portato
più a star bene ed essere felice o più a momenti come questo, a piangere da sola, mentre fuori piove.
La verità è che ho un pò paura. Chi lo sà, se chiudo gli occhi, se domani rivedrò il sole. Quando si arriva
alla mia età non si è più tanto sicuri. E ogni giorno è bello solo perchè lo stai vivendo.
Si capiscono tante cose alla mia età:
Che le cose cambiano, anche quelle che non lo diresti mai. E non esistono certezze, anche se ci ostiniamo
a inventarcele perchè ne abbiamo bisogno.
Che le persone sbagliano. Molto spesso. E come se non bastasse non hanno quasi mai il coraggio di ammetterlo, allora mentono e continuano a sbagliare. E ce ne sono veramente poche, ma veramente,
di cui ti puoi fidare.
Che la vita è un equilibrio fragile e in una notte, a volte molto meno, si può spezzare:
Uno stupido incidente in macchina, un errore nel calcolo delle probabilità, un infortunio sul lavoro, il desiderio di conoscere la verità, una pietanza andata a male, una parola di troppo, una banale fatalità.
Ci crediamo così forti, accecati dal nostro impeto di realizzare, che perdiamo contatto con lo stato reale
delle cose: alzare la voce con qualcuno che crediamo di conoscere o solo premere l'acceleratore per non far tardi mentre andiamo a lavorare.. incazzarsi perchè perdiamo il treno o il taxi o l'aereo o una semplice
telefonata che avrebbe cambiato la nostra vita.
Quanti muri abbiamo eretto, quante nubi di parole per nascondere a noi stessi la semplicità sconcertante
del nostro essere fragili per natura. Prendere un aereo ed arrivare in poche ore dall'altra parte del mondo
oppure non arrivare affatto. E per non considerare la seconda possibilità come reale affoghiamo la coscienza nell'articolo di un giornale e la ricopriamo con le briciole dei biscotti appena ingollati, innaffiando il tutto con bicchiere di acqua minerale naturale.
Altro che pane burro e zucchero per merenda e i fumetti di topolino colorati: dove le cose più impossibili sembravano più realizzabili di "banalità" tipo la fame e la pace nel mondo..
rimosso tutto. Che il pane burro e zucchero contiene grassi saturi e fa ingrassare, invece i biscotti dell'aereo con solo lo 0,00004% di grassi vegetali e il 0,00001% di calorie fanno bene. Salvo poi essere stati impastati con una mistura sintetica da far invidia al petrolchimico e dal rassicurante nome "Aromi naturali".
Questo per dire che non importa se poco distante da qui c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza
al buio con dei tubicini di plastica e degli aghi conficcati nella carne, che se ne sta tutta sola a pensare
se questo è il ringraziamento per non essere crepata subito o le è sfuggito qualcosa o forse è solo
una "punizione karmica" per qualche torto fatto in passato e poi dimenticato. L'importante è averle
fatto visita di giorno, tra una visita medica e un controllo di routine, subito prima di pranzo che poi
sopra la digestione non è bello vedere gente malata, altrimenti poi viene il mal di stomaco.
L'importante è mangiare cibi sani con pochi grassi, vestirsi eleganti ma non sfarzosi, leggere un quotidiano nazionale per tenersi informati e concederci un qualche piccolo vizio, che tanto siamo esseri umani. E questo ci rende automaticamente immuni da qualsiasi forma di coscienza.

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