giovedì 12 febbraio 2004

penso molto, in sti giorni.
Scrivo poco, tengo tutto dentro e rifletto e rimugino su tutto quello che mi succede.
Sul fatto che le cose nel mondo vanno sempre peggio,
sul mio lavoro che diventa ogni giorno più squallido e monotono,
sul fatto che vivo in una specie di limbo dal quale non riesco e non voglio uscire. Non riesco a trovare uno straccio di persona con cui mi trovo bene a lungo e senza irrimediabilmente dire/combinare qualche cazzata nelle prime 24 ore. E non voglio comprarmi una macchina per risolvere il problema. E se non hai la macchina e non conosci nessuno, finisce che non combini mai un cazzo. E così è un serpente che si morde la coda.
Eppure imparo molto. Imparo che non basta passare meravigliose ventiquattro ore con una donna per poter diche che è amore. E tantomeno che siete fatti l'uno per l'altro. Non bastano nemmeno per dire che probabilmente vi rivedrete. Infatti non vi rivedete. Imparo che dopo aver giudicato male per un'anno questo comportamento, io mi sono comportato nello stesso modo con la prima persona che mi si è presentata.
E adesso che la frittata è fatta e vedo in questa persona il me stesso di un'anno prima e so quanto stia soffrendo per causa mia, che cosa posso fare? Non riesco a decidere.
Così come non riesco a decidere di licenziarmi, smettere di fare quello che era nato come un hobby e per gioco è diventato un lavoro. Un lavoro che adesso non mi piace più. O meglio, non mi piace l'idea di fare questo per il resto dei miei giorni. Vorrei fare un'altro lavoro, almeno una volta, per capire tante cose di me.
Insomma vorrei scappare da tutto sto casino, io sono uno specialista delle fughe tattiche. Un professionista della vigliaccheria, che quando le cose si mettono male, scappa.
Ma almeno, stavolta, vorrei scappare per una buona casa: fare del volontariato. Cercare di dare, dal basso, il mio piccolo contributo a non far definitivamente finire questo mondo presente dentro alla tazza del cesso.
Solo che, non ho il coraggio di farlo. Ovviamente.

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