"Continuava le sue giornate e cercava di rallentare ogni gesto, ogni azione. Non è possibile che sia tutto qui si diceva. Non è possibile sopravvivere. Aspettare che qualcosa cambi, aspettare e basta.
Le sembrava talmente difficile passare le sue giornate da sola quando il tempo pareva restare incollato e quando nessuno la chiamava. Faceva mille numeri di telefono, si lavava diverse volte e metteva in ordine. Non sapeva dove andare, non sapeva se restare. Pensava che le sue giornate fossero vuote e dure, come la pietra. Pensava alla sua solitudine e alla sua vita che era fatta di tanto tempo così, tempo perso senza scopi.
Poteva ripetersi per la millesima volta che quello che non riusciva a sopportare era l'attesa. [...] l'attesa di un lavoro di cui essere felice, l'attesa del suo nome pronunciato da qualcuno. Poteva ripetere e non imparare. Poteva continuare a stare ferma, senza nessuno da guardare.
Non riusciva a sopportare di essere sola al mondo. Non riusciva ad alzarsi e a fare parte del mondo."
[...]
"Puoi continuare a dire la felicità arriva. Prima o poi arriva. Puoi continuare a darti delle scadenze e immaginare che il mese prossimo sarai felice. Che è soltanto questione di tempo. E che tutto sarà meglio.Puoi continuare a darti delle date. Puoi dirti quello che cerco è la felicità. Tu puoi dirlo, certo che puoi. E puoi anche sforzarti di crederci, sono affari tuoi. Fino a quando resisti, resisti. Intanto passano i i giorni e i mesi. E inizi a non avere più spazio per ricordarli, per far sì che ognuno di loro abbia un percorso nel quale essere inserito."
Da Non è niente di Ilaria Bernardini, Baldini & Castoldi.
trovato sul blog di Stregatta
giovedì 31 marzo 2005
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