E dove le persone magari non erano buone o erano buone ma troppo sporche perché si vedesse. E magari ormai pensavano solo cose orribili. Pensavano solo ai soldi, tantissimi o pochissimi, agli autobus troppo pieni, al treno sporco con cui andare al lavoro e ai bambini che non avevano posti dove giocare. Pensavano a quando si erano immaginati a mille miglia di anni luce da lì, e avevano detto si può vivere meglio di così, io vivrò meglio di così, e poi però non avevano fatto niente per scappare. O non erano riusciti anche se avevano fatto di tutto. E allora pensavano rancore, pensavano rabbia e una tristezza così grande che neanche la chiamavano più così. E anche tu pensavi rancore e tutto il resto. Allora sollevavi lo sguardo e volevi urlare facciamo qualcosa. Volevi dire possiamo ancora salvarci! Possiamo! Ma non avevi abbastanza voce. E improvvisamente neanche più voglia di dire niente di simile. Perché non era vero che vi sareste salvati. Non potevate proprio salvarvi. Allora ti mettevi a correre, sbattendo contro le persone, i muri, non fermandoti ai rossi e travolgendo passeggini, biciclette, tutto.
Ilaria Bernardini, Città piena di niente
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