lunedì 10 maggio 2010

Pupiddu

Il silenzio colma le mie orecchie in questa strana notte palermitana.
La nonna è mancata da un giorno e sono qui nella mia stanza che non è più mia.
Attonito.
Come reagirà il nonno adesso?
Come cambierà la sua vita?
In che modo le vite di tutte le nostre famiglie cambieranno?

[...]

Sin dall'albore dei miei ricordi, non avevo mai visto nessuno inserire la chiave
nella toppa superiore della porta di casa di mia nonna. L'altra mattina, invece,
è stato il primo segnale che tutto era cambiato.
Come milioni di altre volte, mia madre ha girato la chiave nella serratura della porta di casa di mia nonna, ma diversamente da tutte le altre volte, la porta era rimasta chiusa.
Un fremito aveva percorso la mia schiena. Il tempo sufficiente affiché mia madre
girasse la chiave anche nell'altra serratura, quella posta un pò più in alto, quella
senza le iniziali M.G. sulla toppa. Le iniziali che nella mia mente bacata avevo
sempre associato a Marialaura e Gaspare pur sapendo benissimo che non era così.

Tre.. quattro.. cinque! Ma quante mandate aveva "il ferro dietro la porta"?
Il nonno e la zia erano in casa, chiusi dentro per paura non si sa bene di cosa.

Subito mi è sembrato che la casa fosse meno luminosa del solito, che le tenebre
e il cattivo odore avessero improvvisamente avuto la meglio.

Se fosse stato una delle tante volte in cui in passato avevamo messo piede in quella casa,
una di quelle in cui il profumo di buono si espandeva dalla cucina fin sulla soglia dell'ascensore ed era lì ad accoglierti non appena aprivi la porta di casa, mia nonna l'avrei trovata in cucina. Intenta a spignattare sui fornelli, oltre il lungo pianale di marmo su cui stavano posati i piatti, che di lì a poco sarebbero stati riempiti di ogni squisitezza.
Oppure mi sarebbe corsa incontro, agitando le sue braccia in alto e chiamandomi "Pupiddu!"

Invece c'era il nonno, che di solito stava rintanato nel suo studio. Aveva abbozzato un mezzo sorriso e mi aveva chiesto:"che cosa sei venuto a fare pure tu?"

Era proprio la stessa identica frase che la notte prima, rigirandomi nel letto cercando di prendere sonno, avevo immaginato, cercando di trovare una risposta.
Alla fine, risposi:"Sono venuto per te, per tenerti compagnia" il che era in effetti la verità.


Alla fine, il nonno, visibilmente a disagio, mi aveva detto:"Se vuoi andare a vedere tua nonna.. io non vengo."

Era giunto il momento di attraversare gli undici metri di corridoio che da piccolo
erano stati il mio campetto di calcio, pista di pattinaggio, velodromo e molto altro,
fino a diventare grande.

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