sabato 28 agosto 2010

Un anno vissuto pericolosamente

Ed è già passato un anno e non ci si crede.
Quante miriadi di cose sono successe da quando, quella sera al baia Chia, ti ho chiesto di sposarmi,
in ginocchio, con l'anello. E tu non te l'aspettavi. O forse un poco si.
Guardando all'indietro, se avessi solo immaginato tutto il dolore che poi abbiamo vissuto in un anno
di preparativi, forse, avrei aspettato un pò. Non avrei mai voluto legare il nostro giorno più bello
a ricordi così brutti e così vicini ad esso. Ma poi penso che se non fosse stato così sarebbe
rimasto soltanto il dolore. E nulla di buono e di bello da ricordare. E allora sento che,
seppure inconsapevolmente, abbiamo fatto la scelta giusta.

Forse, anzi, avremmo dovuto farla prima. E di questa titubanza, di questo rimandare, di questa incertezza so di essere parzialmente responsabile e me ne scuso.
Ma sai che per me non è stato un passo facile.

Avrei voluto vederti sorridente come lo eri questo venerdì: Quando hai scoperto la sensazione
incredibile di galleggiare libera nell'acqua. Finalmente libera da quel legame alla terraferma
a cui ti aggrappi tanto. E finalmente sicura nell'esserlo.

In quasi cinque anni che stiamo assieme, penso di non averti mai visto sorridere così spensierata. E mi hai reso felice. Pienamente. Mi ha reso felice vederti così, mi ha fatto capire
ancora di più che la nostra scelta è stata giusta e giusta e meritata era la celebrazione che ci siamo regalati assieme.

Vorrei e prometto di impegnarmi per questo, che non rimanesse l'unica isolata volta che ti ho visto così felice.
Questo è l'augurio che voglio fare a noi come coppia, come famiglia, questa parola che a te piace usare e che a me ancora fa strano associare a noi due. Eppure è così. Dicevo, l'augurio che voglio fare è di essere ancora felici e spensierati come lo siamo stati questo finesettimana e come avremmo dovuto esserlo nel nostro giorno più bello, ma non abbiamo potuto esserlo pienamente, così carichi di ansie e preoccupazioni come eravamo.

Ti Amo

giovedì 12 agosto 2010

Xenìa

Fra cotali pensier Pallade scorse,
Né soffrendogli il cor che lo straniero
A cielo aperto lungamente stesse,
Dritto uscì fuor, s'accostò ad essa, prese
Con una man la sua, con l'altra l'asta,
E queste le drizzò parole alate:
"Forestier, salve. Accoglimento amico Tu avrai, sporrai le brame tue: ma prima Vieni i tuoi spirti a rinfrancar col cibo".

Omero, Odissea, Libro I



rimane solo il silenzio alla fine, quando capisci che agli adulti non bisogna dire come vivere la loro vita, anche se ti sembra di vederci di più, di vederci meglio.
il meglio non è sempre bene.
e il tuo meglio soprattutto, non è sempre il bene degli altri.
e allora si sta zitti, si da fiducia, si accettano le scelte o meno, ma senza interferire, ci si comporta di conseguenza.
si sceglie il silenzio al dubbio di avere qualcuno accanto per malinteso senso di colpa o di dovere o.
si sceglie di partecipare per gioia o non partecipare affatto, invece che una vittoria per abbandono.