Circa cinque mesi fa è iniziata la nostra nuova vita. Un mattino abbiamo attraversato in due una porta color pistacchio e alcune ore dopo, quando l'abbiamo nuovamente attraversata in senso inverso, eravamo in tre. La cosa strana è che la terza persona, quella che è uscita con noi, non si trovava già dall'altra parte ad aspettarci e non era neppure arrivata successivamente sulle sue gambe. Semplicemente prima non c'era, o meglio, c'era, ma nessuno poteva vederla perché era dentro uno di noi. Era dentro Francesca. Noi in un certo senso lo sapevamo, negli ultimi tempi potevamo avvertire la sua presenza, il suo essere lì, attraverso i suoi movimenti, i suoi colpetti. Giocavamo a indovinare il suo umore e cosa stesse facendo. A volte gli rivolgevamo la parola, come se fosse lì davanti a noi e in grado di annuire o di mettersi a ridere e risponderci:"Ma cosa state dicendo?". Altre volte stavamo in silenzio, ad ascoltare i suoi colpi dati con una cadenza precisa, tribale. Io appoggiavamo l'orecchio sulla pancia di Francesca tesa come un tamburo ed era come se fossimo accanto. Noi tre.
E poi c'erano delle giornate più speciali di altre. Quelle in cui entravamo in una stanza vicina alla porta color pistacchio e un signore sorridente, con i baffi di rame e il camice bianco, accendeva una specie di televisore in bianco e nero e dentro c'eri tu, la terza persona: Dario. All'inizio eri solo un cerchietto bianco che si allargava e si stringeva tantissime volte, in un mare scuro. Poi sei diventato una specie di fagiolo e ogni volta eri diventato sempre più grande. Finché ad un certo punto eri proprio tu, che ti muovevi, le braccia perennemente ai lati della tua grande testa e le gambette leggermente piegate. Noi ti sorridevamo commossi, scambiavamo alcuni commenti con il signore sorridente dai baffi ramati e a un certo punto il televisore si spegneva e tutto tornava come prima. Non ti vedevamo più e perciò eravamo un pò tristi, che questa cosa del vederti durava sempre troppo poco, ma anche felici perché sapevamo che comunque tu continuavi ad essere lì anche se non potevamo vederti, dentro la pancia della mamma, che stavi bene e che un giorno, presto, saresti arrivato.
Ora sei qui con noi, con i tuoi grandi occhioni azzurri che lasciano tutti a bocca aperta. Ci guardi e ci sorridi e non stai fermo un attimo, specialmente se hai fame, che allora urli e strepiti e stringi forte forte le mani e non c'è altro modo di farti calmare che darti il latte. Allora ti rilassi ed è praticamente l'unico momento in cui distendi le dita dei piedi e ci si può vedere attraverso. Che meraviglia la perfezione dei tuoi piedi, con tutte le loro righe e segni, così perfettamente torniti e piccoli che nessun artista o scultore potrebbe mai mai farli ugualmente belli. Anche il resto del tuo corpicino è altrettanto favoloso ma se mi soffermassi su quanto è bella ogni parte di te diventerei un pò monotono, oltretutto sono leggermente di parte..
E insomma tra pochi giorni sarà il compleanno di questo blog, che va avanti a singhiozzo ormai da nove lunghi anni e solo ripensare quanto fosse profondamente diversa e triste la mia vita nove anni fa mi sembra impossibile. Sembra impossibile che sia potuto cambiare tutto in modo così inaspettato e repentino e io oggi sia un padre, con una famiglia che lo ama e che amo e abbia un lavoro decente che mi piace, una bella casa, un'automobile..
penso che in fondo questo diario si potrebbe anche concludere qui.
giovedì 5 luglio 2012
domenica 1 gennaio 2012
Duemilaedodici
Sembra incredibile ma è passato quest'anno. Questo 2011, dopo un avvio lento è corso via rapidissimo, tra ecografie, esami, visite ginecologiche e acquisti. E manca il passeggino e manca il lettino e mancano due ante dell'armadio e mancano i paracolpi. Un pezzo dopo l'altro abbiamo trasformato la nostra casa e la nostra vita in quella di due futuri genitori. E mi sembra di averlo fatto così velocemente che a ripensarci sembra di vedere uno di quei filmati in time lapse, dove la scena è sempre ma tutto il resto cambia in continuazione. Adesso abbiamo la nostra macchina parcheggiata sotto casa e la stanza degli ospiti è diventata la stanza del nostro piccolo in arrivo. Con il suo lettino, il fasciatoio e l'armadio pieno di tutine e vestitini.
E mentre tutto questo avveniva, molti dei nostri amici più cari sono stati colpiti da grandi sofferenze o da lutti.
Non mi era mai capitato di avvertire in modo così forte la percezione dei nostri amici che ci guardano come quelli fortunati, quelli a cui tutto sta andando incredibilmente bene. E di provare una grande paura per questo. Paura per la consapevolezza che non c'è alcun motivo sensato per cui non avrebbe potuto capitare anche a noi quello che è capitato a loro. E disagio, perché non è capitato a noi, ma a loro. E per quanto desiderio possiamo avere e sforzi possiamo fare per aiutarli e cercare di essere loro vicini, tutto questo ci separa, ci mette inevitabilmente su due piani di vita diversi. Se prima eravamo, come si dice, tutti sulla stessa barca, ora noi siamo sulla barca di quelli che stanno per diventare genitori, in compagnia quasi esclusiva di gente nuova. Soli, per molti aspetti. Davanti a noi le gioie e i dolori della paternità e maternità. E le abissali paure che tutto ciò comporta.
E mentre tutto questo avveniva, molti dei nostri amici più cari sono stati colpiti da grandi sofferenze o da lutti.
Non mi era mai capitato di avvertire in modo così forte la percezione dei nostri amici che ci guardano come quelli fortunati, quelli a cui tutto sta andando incredibilmente bene. E di provare una grande paura per questo. Paura per la consapevolezza che non c'è alcun motivo sensato per cui non avrebbe potuto capitare anche a noi quello che è capitato a loro. E disagio, perché non è capitato a noi, ma a loro. E per quanto desiderio possiamo avere e sforzi possiamo fare per aiutarli e cercare di essere loro vicini, tutto questo ci separa, ci mette inevitabilmente su due piani di vita diversi. Se prima eravamo, come si dice, tutti sulla stessa barca, ora noi siamo sulla barca di quelli che stanno per diventare genitori, in compagnia quasi esclusiva di gente nuova. Soli, per molti aspetti. Davanti a noi le gioie e i dolori della paternità e maternità. E le abissali paure che tutto ciò comporta.
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