domenica 1 gennaio 2012

Duemilaedodici

Sembra incredibile ma è passato quest'anno. Questo 2011, dopo un avvio lento è corso via rapidissimo, tra ecografie, esami, visite ginecologiche e acquisti. E manca il passeggino e manca il lettino e mancano due ante dell'armadio e mancano i paracolpi. Un pezzo dopo l'altro abbiamo trasformato la nostra casa e la nostra vita in quella di due futuri genitori. E mi sembra di averlo fatto così velocemente che a ripensarci sembra di vedere uno di quei filmati in time lapse, dove la scena è sempre ma tutto il resto cambia in continuazione. Adesso abbiamo la nostra macchina parcheggiata sotto casa e la stanza degli ospiti è diventata la stanza del nostro piccolo in arrivo. Con il suo lettino, il fasciatoio e l'armadio pieno di tutine e vestitini.
E mentre tutto questo avveniva, molti dei nostri amici più cari sono stati colpiti da grandi sofferenze o da lutti.
Non mi era mai capitato di avvertire in modo così forte la percezione dei nostri amici che ci guardano come quelli fortunati, quelli a cui tutto sta andando incredibilmente bene. E di provare una grande paura per questo. Paura per la consapevolezza che non c'è alcun motivo sensato per cui non avrebbe potuto capitare anche a noi quello che è capitato a loro. E disagio, perché non è capitato a noi, ma a loro. E per quanto desiderio possiamo avere e sforzi possiamo fare per aiutarli e cercare di essere loro vicini, tutto questo ci separa, ci mette inevitabilmente su due piani di vita diversi. Se prima eravamo, come si dice, tutti sulla stessa barca, ora noi siamo sulla barca di quelli che stanno per diventare genitori, in compagnia quasi esclusiva di gente nuova. Soli, per molti aspetti. Davanti a noi le gioie e i dolori della paternità e maternità. E le abissali paure che tutto ciò comporta.

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