Piove.
Ma oggi è un giorno speciale, perchè sono a casa, in ferie, giù nel profondo Sud.
Fuori dalla finestra la pioggia fitta si mescola con la foschia e la neve sui pizzi di montagna creando una strano paesaggio lattiginoso.
Mi tornano in mente le immagini di qualche anno fa, quando sotto una pioggia uguale a questa tornavamo inzuppati a casa. Un vassoio di panelle appena fritte sotto il braccio. E poi, appena varcata la soglia di casa e constatato che eravamo soli, il vassoio abbandonato sopra la lavatrice in cucina e i nostri due corpi intrecciati nel letto della mia camera. I vetri appannati.. il profumo intenso del suo seno che si mescola a quello delle panelle, mentre fuori diluvia. La stringo forte perchè ho sempre questa dannata paura di perderla.
E oggi mi torna in mente tutto questo, che sono solo soletto e fuori diluvia proprio come quel giorno. Eppure, non sono triste.
mercoledì 24 dicembre 2003
martedì 9 dicembre 2003
Portami via di qua
verso un'altra città
dove la gente, la gente che va
non mi conoscerà
Portami via con te
se ancora un posto c'è
dove cancellare il nome, l'età
ricominciare forse, chissà...
E' sempre così, non posso fare a meno di scappare via.
E' ancora così, il tempo di un baleno o di una poesia.
forse chissà
E' sempre così , non posso fare a meno di scappare via.
E' ancora così, il tempo di un baleno o di una poesia.
Daniele Silvestri, Portami via
domenica 7 dicembre 2003
Da cosa vado via?
Perchè?
Dove vado?
Solo andata? Andata e ritorno?
Vado via: da questa città, dal mio lavoro, dalla mia stessa vita. Dal mio passato e da un futuro gia' troppo atrofizzato che non desidero.
Perchè: Perchè la mia vita attuale non mi rispecchia, non rappresenta cio che desidero. Non mi soddisfa. Sono convinto, sento il bisogno forte di fare qualcosa di utile per migliorare lo stato attuale delle cose. Lavorare e impegnarmi per costruire le basi di un mondo diverso, migliore. Ma in concreto. Dal basso, senza utopie. Sporcandomi le mani.
Dove vado: Lontano. Dove nessuno mi conosce. Dove non sono piu' prigioniero dell'immagine che gli altri
mi hanno ritagliato addosso e libero di agire seguendo l'impulso che ho nel cuore. Lontano dalla società occidentale e civilizzata.. lontano dai rumori, dagli orologi e dalle scadenze. In un posto dove il tempo si dilata e la visione delle cose non e' distorta da intermediari della comunicazione. In cerca di un po' di silenzio. Di uno spazio per meditare e capire come posso cambiare io e cambiare, forse, un po' le cose. O semplicemente in cerca di qualcosa di vero in cui credere. Di spiritualita' anche, perche' no.
Solo andata: Quasi certamente si. La scelta e' netta. E' un taglio completo con il passato. Forse sono solo un codardo, ma non credo che ci sia piu' speranza di cambiare le cose restando qui. Tornare significherebbe cedere alla nostalgia. No, andare. Sempre in avanti.
Perchè?
Dove vado?
Solo andata? Andata e ritorno?
Vado via: da questa città, dal mio lavoro, dalla mia stessa vita. Dal mio passato e da un futuro gia' troppo atrofizzato che non desidero.
Perchè: Perchè la mia vita attuale non mi rispecchia, non rappresenta cio che desidero. Non mi soddisfa. Sono convinto, sento il bisogno forte di fare qualcosa di utile per migliorare lo stato attuale delle cose. Lavorare e impegnarmi per costruire le basi di un mondo diverso, migliore. Ma in concreto. Dal basso, senza utopie. Sporcandomi le mani.
Dove vado: Lontano. Dove nessuno mi conosce. Dove non sono piu' prigioniero dell'immagine che gli altri
mi hanno ritagliato addosso e libero di agire seguendo l'impulso che ho nel cuore. Lontano dalla società occidentale e civilizzata.. lontano dai rumori, dagli orologi e dalle scadenze. In un posto dove il tempo si dilata e la visione delle cose non e' distorta da intermediari della comunicazione. In cerca di un po' di silenzio. Di uno spazio per meditare e capire come posso cambiare io e cambiare, forse, un po' le cose. O semplicemente in cerca di qualcosa di vero in cui credere. Di spiritualita' anche, perche' no.
Solo andata: Quasi certamente si. La scelta e' netta. E' un taglio completo con il passato. Forse sono solo un codardo, ma non credo che ci sia piu' speranza di cambiare le cose restando qui. Tornare significherebbe cedere alla nostalgia. No, andare. Sempre in avanti.
martedì 2 dicembre 2003
Nuvole che qui non pesano mai
Oggi che fioccano ricordi pieni di noi
E di pomeriggi che non hanno più età,
Di inverni stretti tra le mani piene di eroi.
Senza fiato per toccare più in là
Un orizzonte sempre in corsa teso per noi.
E ogni battito che c'è suona come ieri,
E non è mai diventato tardi.
Luci, corridoi, la rabbia che sai,
Cappotti sempre troppo grandi,
Suoni tra noi.
Notti a perdersi nell'oscurità,
Questa città sembrava grande
Troppo per noi.
E ogni battito che c'è suona come ieri,
Chiuso come il mondo in un cortile.
Era ieri…sembra ieri…era ieri…
E sempre altrove noi…diversi noi.
Nuvole che qui non pesano mai
Oggi che fioccano ricordi pieni di noi.
Nuvole che non pesavano mai
Sotto il riparo dei tuoi sogni pieni di poi.
SubsOnicA - Ieri
domenica 30 novembre 2003
mercoledì 26 novembre 2003
Continua a piovere, stanotte.
E da qualche parte c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza al buio
con dei tubi e degli aghi conficcati nella carne.
L'unica luce è quella verdognola proveniente da uno schermo che registra
le pulsazioni. Le luci del corridoio dall'altra parte del vetro sono spente,
in giro non si vede anima viva.
Ci penso e so che al suo posto, io, avrei paura. E non basterebbe sapere
che a pochi metri da me penzola un pulsante che posso premere per chiedere aiuto.
E che aiuto potrebbe darmi un infermiere assonnato del turno di notte; che avrebbe
preferito essere a letto con la sua donna o a casa dai suoi bambini, piuttosto che
essere lì e alzarsi per venire ad ascoltare i lamenti di una povera vecchia.
No.
Mi sentirei solo. Sapendo che nessuno dei miei familiari, dei miei amici più cari, si è
offerto di tenermi compagnia sonnecchiando sulla poltrona, scomoda di certo, che
vedo ai piedi del letto.
Penserei che se sono solo, un motivo ci deve essere. Forse ho fatto un torto a qualcuno
in passato. Ed ora sto in qualche modo scontando tutto questo.
O forse, semplicemente non c'è nessun motivo. In fondo, se ci fosse un motivo ciò sarebbe
quantomeno consolatorio.
Invece è una solitudine del tutto immotivata, a voler ben vedere.
E' solo che sono una povera vecchia che ancora non vuol saperne di morire. E allora
che stia sola attaccata a quei tubi. Al buio, chiusa nella stanza.
Quanta stupida ipocrisia nei sorrisi di quelli che mi vengono a far visita di giorno! Quando
ci sono dieci infermieri ad ogni angolo del corridoio e un viavai di gente.
Che venissero adesso: Ora che l'unico rumore oltre al mio respiro è quello del mio cuore,
che viene rilevato ad ogni impulso. Sommessamente.
E hai voglia a dire che questa è terapia intensiva e c'è l'orario visite. Le balle! Che lo san tutti
che un solo familiare può sempre rimanere. E' facile visitare qualcuno quando ti fa più comodo!
Adesso che è notte e sta piovendo e "copriti che fuori fa freddo!" sono tutti nei loro letti comodi
alle loro case. Domani si lavora, bisogna riposare.
Io invece non lavoro, sono troppo vecchia. E di dormire proprio non ci ho voglia, è tutto il giorno
che sono stesa a letto e se potessi scendere farei anche un giretto. Allora penso e mi domando
se tutti gli anni che ho vissuto hanno avuto un qualche significato.
E' tempo di bilanci: tirar le somme e vedere se le mie scelte e ciò in cui ho creduto mi hanno portato
più a star bene ed essere felice o più a momenti come questo, a piangere da sola, mentre fuori piove.
La verità è che ho un pò paura. Chi lo sà, se chiudo gli occhi, se domani rivedrò il sole. Quando si arriva
alla mia età non si è più tanto sicuri. E ogni giorno è bello solo perchè lo stai vivendo.
Si capiscono tante cose alla mia età:
Che le cose cambiano, anche quelle che non lo diresti mai. E non esistono certezze, anche se ci ostiniamo
a inventarcele perchè ne abbiamo bisogno.
Che le persone sbagliano. Molto spesso. E come se non bastasse non hanno quasi mai il coraggio di ammetterlo, allora mentono e continuano a sbagliare. E ce ne sono veramente poche, ma veramente,
di cui ti puoi fidare.
Che la vita è un equilibrio fragile e in una notte, a volte molto meno, si può spezzare:
Uno stupido incidente in macchina, un errore nel calcolo delle probabilità, un infortunio sul lavoro, il desiderio di conoscere la verità, una pietanza andata a male, una parola di troppo, una banale fatalità.
Ci crediamo così forti, accecati dal nostro impeto di realizzare, che perdiamo contatto con lo stato reale
delle cose: alzare la voce con qualcuno che crediamo di conoscere o solo premere l'acceleratore per non far tardi mentre andiamo a lavorare.. incazzarsi perchè perdiamo il treno o il taxi o l'aereo o una semplice
telefonata che avrebbe cambiato la nostra vita.
Quanti muri abbiamo eretto, quante nubi di parole per nascondere a noi stessi la semplicità sconcertante
del nostro essere fragili per natura. Prendere un aereo ed arrivare in poche ore dall'altra parte del mondo
oppure non arrivare affatto. E per non considerare la seconda possibilità come reale affoghiamo la coscienza nell'articolo di un giornale e la ricopriamo con le briciole dei biscotti appena ingollati, innaffiando il tutto con bicchiere di acqua minerale naturale.
Altro che pane burro e zucchero per merenda e i fumetti di topolino colorati: dove le cose più impossibili sembravano più realizzabili di "banalità" tipo la fame e la pace nel mondo..
rimosso tutto. Che il pane burro e zucchero contiene grassi saturi e fa ingrassare, invece i biscotti dell'aereo con solo lo 0,00004% di grassi vegetali e il 0,00001% di calorie fanno bene. Salvo poi essere stati impastati con una mistura sintetica da far invidia al petrolchimico e dal rassicurante nome "Aromi naturali".
Questo per dire che non importa se poco distante da qui c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza
al buio con dei tubicini di plastica e degli aghi conficcati nella carne, che se ne sta tutta sola a pensare
se questo è il ringraziamento per non essere crepata subito o le è sfuggito qualcosa o forse è solo
una "punizione karmica" per qualche torto fatto in passato e poi dimenticato. L'importante è averle
fatto visita di giorno, tra una visita medica e un controllo di routine, subito prima di pranzo che poi
sopra la digestione non è bello vedere gente malata, altrimenti poi viene il mal di stomaco.
L'importante è mangiare cibi sani con pochi grassi, vestirsi eleganti ma non sfarzosi, leggere un quotidiano nazionale per tenersi informati e concederci un qualche piccolo vizio, che tanto siamo esseri umani. E questo ci rende automaticamente immuni da qualsiasi forma di coscienza.
E da qualche parte c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza al buio
con dei tubi e degli aghi conficcati nella carne.
L'unica luce è quella verdognola proveniente da uno schermo che registra
le pulsazioni. Le luci del corridoio dall'altra parte del vetro sono spente,
in giro non si vede anima viva.
Ci penso e so che al suo posto, io, avrei paura. E non basterebbe sapere
che a pochi metri da me penzola un pulsante che posso premere per chiedere aiuto.
E che aiuto potrebbe darmi un infermiere assonnato del turno di notte; che avrebbe
preferito essere a letto con la sua donna o a casa dai suoi bambini, piuttosto che
essere lì e alzarsi per venire ad ascoltare i lamenti di una povera vecchia.
No.
Mi sentirei solo. Sapendo che nessuno dei miei familiari, dei miei amici più cari, si è
offerto di tenermi compagnia sonnecchiando sulla poltrona, scomoda di certo, che
vedo ai piedi del letto.
Penserei che se sono solo, un motivo ci deve essere. Forse ho fatto un torto a qualcuno
in passato. Ed ora sto in qualche modo scontando tutto questo.
O forse, semplicemente non c'è nessun motivo. In fondo, se ci fosse un motivo ciò sarebbe
quantomeno consolatorio.
Invece è una solitudine del tutto immotivata, a voler ben vedere.
E' solo che sono una povera vecchia che ancora non vuol saperne di morire. E allora
che stia sola attaccata a quei tubi. Al buio, chiusa nella stanza.
Quanta stupida ipocrisia nei sorrisi di quelli che mi vengono a far visita di giorno! Quando
ci sono dieci infermieri ad ogni angolo del corridoio e un viavai di gente.
Che venissero adesso: Ora che l'unico rumore oltre al mio respiro è quello del mio cuore,
che viene rilevato ad ogni impulso. Sommessamente.
E hai voglia a dire che questa è terapia intensiva e c'è l'orario visite. Le balle! Che lo san tutti
che un solo familiare può sempre rimanere. E' facile visitare qualcuno quando ti fa più comodo!
Adesso che è notte e sta piovendo e "copriti che fuori fa freddo!" sono tutti nei loro letti comodi
alle loro case. Domani si lavora, bisogna riposare.
Io invece non lavoro, sono troppo vecchia. E di dormire proprio non ci ho voglia, è tutto il giorno
che sono stesa a letto e se potessi scendere farei anche un giretto. Allora penso e mi domando
se tutti gli anni che ho vissuto hanno avuto un qualche significato.
E' tempo di bilanci: tirar le somme e vedere se le mie scelte e ciò in cui ho creduto mi hanno portato
più a star bene ed essere felice o più a momenti come questo, a piangere da sola, mentre fuori piove.
La verità è che ho un pò paura. Chi lo sà, se chiudo gli occhi, se domani rivedrò il sole. Quando si arriva
alla mia età non si è più tanto sicuri. E ogni giorno è bello solo perchè lo stai vivendo.
Si capiscono tante cose alla mia età:
Che le cose cambiano, anche quelle che non lo diresti mai. E non esistono certezze, anche se ci ostiniamo
a inventarcele perchè ne abbiamo bisogno.
Che le persone sbagliano. Molto spesso. E come se non bastasse non hanno quasi mai il coraggio di ammetterlo, allora mentono e continuano a sbagliare. E ce ne sono veramente poche, ma veramente,
di cui ti puoi fidare.
Che la vita è un equilibrio fragile e in una notte, a volte molto meno, si può spezzare:
Uno stupido incidente in macchina, un errore nel calcolo delle probabilità, un infortunio sul lavoro, il desiderio di conoscere la verità, una pietanza andata a male, una parola di troppo, una banale fatalità.
Ci crediamo così forti, accecati dal nostro impeto di realizzare, che perdiamo contatto con lo stato reale
delle cose: alzare la voce con qualcuno che crediamo di conoscere o solo premere l'acceleratore per non far tardi mentre andiamo a lavorare.. incazzarsi perchè perdiamo il treno o il taxi o l'aereo o una semplice
telefonata che avrebbe cambiato la nostra vita.
Quanti muri abbiamo eretto, quante nubi di parole per nascondere a noi stessi la semplicità sconcertante
del nostro essere fragili per natura. Prendere un aereo ed arrivare in poche ore dall'altra parte del mondo
oppure non arrivare affatto. E per non considerare la seconda possibilità come reale affoghiamo la coscienza nell'articolo di un giornale e la ricopriamo con le briciole dei biscotti appena ingollati, innaffiando il tutto con bicchiere di acqua minerale naturale.
Altro che pane burro e zucchero per merenda e i fumetti di topolino colorati: dove le cose più impossibili sembravano più realizzabili di "banalità" tipo la fame e la pace nel mondo..
rimosso tutto. Che il pane burro e zucchero contiene grassi saturi e fa ingrassare, invece i biscotti dell'aereo con solo lo 0,00004% di grassi vegetali e il 0,00001% di calorie fanno bene. Salvo poi essere stati impastati con una mistura sintetica da far invidia al petrolchimico e dal rassicurante nome "Aromi naturali".
Questo per dire che non importa se poco distante da qui c'è una povera vecchia, chiusa in una stanza
al buio con dei tubicini di plastica e degli aghi conficcati nella carne, che se ne sta tutta sola a pensare
se questo è il ringraziamento per non essere crepata subito o le è sfuggito qualcosa o forse è solo
una "punizione karmica" per qualche torto fatto in passato e poi dimenticato. L'importante è averle
fatto visita di giorno, tra una visita medica e un controllo di routine, subito prima di pranzo che poi
sopra la digestione non è bello vedere gente malata, altrimenti poi viene il mal di stomaco.
L'importante è mangiare cibi sani con pochi grassi, vestirsi eleganti ma non sfarzosi, leggere un quotidiano nazionale per tenersi informati e concederci un qualche piccolo vizio, che tanto siamo esseri umani. E questo ci rende automaticamente immuni da qualsiasi forma di coscienza.
lunedì 24 novembre 2003
Ancora un'altro giorno di pioggia.
Rigagnoli d'acqua che scorrono lungo tetti di metallo dei palazzi. Gocce sporche che s'infrangono scrosciando sul terreno.
La mia vita scorre dritta su binari prefissati da qualcuno che non sono io. Un treno che corre sotto la pioggia fitta e incessante verso non si capisce bene quale direzione.
Prigioniero nella cabina di guida, cerco di attivare scambi che mi portino verso qualche stazione, dove possa
fermarmi e scendere.
Lavarmi questi vestiti zuppi di amarezza e lasciandomi andare sopra una seggiola di legno asciugarmi al
tepore buono di un camino, assaporare la vista di una pentola sul fuoco. Respirando ogni molecola del profumo di casa, come per imprimerla in ogni minuscola cellula delle mie narici.
Contemplare il letto non piu' vuoto e il tuo corpo avvolto nelle soffici coperte di lana. Lasciar passare le ore
senza piu' preoccuparmene, mentre guardo i tuoi capelli sognando di affondarci dentro il mio viso fino a sentire il contatto con la pelle liscia.
Rigagnoli d'acqua che scorrono lungo tetti di metallo dei palazzi. Gocce sporche che s'infrangono scrosciando sul terreno.
La mia vita scorre dritta su binari prefissati da qualcuno che non sono io. Un treno che corre sotto la pioggia fitta e incessante verso non si capisce bene quale direzione.
Prigioniero nella cabina di guida, cerco di attivare scambi che mi portino verso qualche stazione, dove possa
fermarmi e scendere.
Lavarmi questi vestiti zuppi di amarezza e lasciandomi andare sopra una seggiola di legno asciugarmi al
tepore buono di un camino, assaporare la vista di una pentola sul fuoco. Respirando ogni molecola del profumo di casa, come per imprimerla in ogni minuscola cellula delle mie narici.
Contemplare il letto non piu' vuoto e il tuo corpo avvolto nelle soffici coperte di lana. Lasciar passare le ore
senza piu' preoccuparmene, mentre guardo i tuoi capelli sognando di affondarci dentro il mio viso fino a sentire il contatto con la pelle liscia.
martedì 30 settembre 2003
E' inutile negarlo. Continuo a pensarti, a domandarmi che cosa stai facendo..
Ogni volta che ritorno fra le nostre strade, sotto quei portici che furono nostri.
Mi e' impossibile arrestare il ricordo di te che sorridi e socchiudi gli occhi sottili.
L'altra sera ho ritrovato quella finestrella che da sul canale, la luna si rifletteva
sull'acqua che scorre incessante sotto la citta', proprio come le nostre vite,
che scorrono incessanti come due corsi d'acqua paralleli, destinati a non incontrarsi
mai piu' prima di giungere al mare.
L'ultima tua foto mi piace parecchio, sorridi mentre stringi le braccia al collo di lui. Si vede
che sei felice davvero. Il mio masochismo m'impedisce di pensare che con me avresti
potuto esserlo altrettanto.
Eppure quella domenica mattina sembravi cosi' felice. E anche io lo ero, svegliandomi
accanto a te che ancora dormivi.
E poi quell'effetto seppia.. tutto cio' che rimane della tua stanza, del tuo sorriso per me
e della nostra domenica. Lo stesso effetto lo ritrovo nella tua foto e mi piace pensare
che ti sia ispirata a me...
Le fu offerto il mondo intero. Ella rifiutò e se ne andò. Era come un gatto col gomitolo, una ballerina che danza attorno ad un granello di sabbia. Non aveva dimora: viveva in una palla di polvere, giocando con l'universo senza saper di giocare.
Ogni volta che ritorno fra le nostre strade, sotto quei portici che furono nostri.
Mi e' impossibile arrestare il ricordo di te che sorridi e socchiudi gli occhi sottili.
L'altra sera ho ritrovato quella finestrella che da sul canale, la luna si rifletteva
sull'acqua che scorre incessante sotto la citta', proprio come le nostre vite,
che scorrono incessanti come due corsi d'acqua paralleli, destinati a non incontrarsi
mai piu' prima di giungere al mare.
L'ultima tua foto mi piace parecchio, sorridi mentre stringi le braccia al collo di lui. Si vede
che sei felice davvero. Il mio masochismo m'impedisce di pensare che con me avresti
potuto esserlo altrettanto.
Eppure quella domenica mattina sembravi cosi' felice. E anche io lo ero, svegliandomi
accanto a te che ancora dormivi.
E poi quell'effetto seppia.. tutto cio' che rimane della tua stanza, del tuo sorriso per me
e della nostra domenica. Lo stesso effetto lo ritrovo nella tua foto e mi piace pensare
che ti sia ispirata a me...
Le fu offerto il mondo intero. Ella rifiutò e se ne andò. Era come un gatto col gomitolo, una ballerina che danza attorno ad un granello di sabbia. Non aveva dimora: viveva in una palla di polvere, giocando con l'universo senza saper di giocare.
venerdì 12 settembre 2003
scrivo qui troppo di rado.. dovrei cominciare a scrivere piu' spesso.
Dopo la pausa vacanziera: quindici giorni con i parens, che sarebbero stati gia' sufficienti a deprimermi, a cui si sono aggiunti anch egli zii perbenistoipocritopadani.
Ma sono troppo pigro per cercare piu' di due o tre alternative, conseguentemente ho stoicamente accettato di trascorrere con loro le mie poche vacanze sudate, rintanato nella mia stanza con le cuffie tra un bagno a mare e una cena in pizzeria. Beh.. almeno sono stato abbronzato per qualche giorno.
Con il mio ritorno e' coincisa la ripresa della mia atarassia: non ho voglia di vedere nessuno, giusto qualche amico nerd di quelli che non fanno domande e non ti guardano male se li inviti da te e hai la casa sporca e i piatti da lavare. E comunque avevo pulito tutto, perche' ho una coscienza troppo severa.
Ma a parte i due-tre amici nerd, non ho un cazzo voglia di frequentare posti e/o gente di alcun tipo. Odio quando mi chiama l'amico che non sento da 3-4 mesi e che speravo non richiamasse mai piu' e mi chiede:
* se ci saro' a tal riunione di ex di tal corso. Della quale ovviamente sono gia' al corrente ed ho opportunamente scarato principalmente per non correre il rischio d'incontrare lui.
* come sto a donne dopo che ha cercato di avere da me il numero della mia migliore amica.
* come sta la mia migliore amica.
* se ho voglia di uscire con lui
La mia diplomazia mi ha imposto di non mandarlo affanculo subito ma di lasciare che gli sbollisca nel tempo, dopo un tot. di tentativi falliti, la smania di reimpatriare con me. Purtroppo in un momento di disperazione e pazzia gli ho dato il mio numero di casa e non avendo il callerid non posso vedere quando chiama lui, cosi' devo stare sul chi vive.
Se questo non mi avesse gia' rovinato a sufficienza la giornata, chiamano anche gli zii perbenistoipocritopadani, che anche loro speravo di non sentirli mai piu' specie dopo l a quasi diaspora avvenuta alla fine delle ferie per batibecchi tra il cancelliere che pure lui ne aveva i coglioni pieni a pacchi di loro e loro medesimi.
Insomma mi chiamano e con la scusa che si sono provvidenzialmente dimenticati un cappello al momento dell'ultimo commiato, non m'invitano a cena?
Naturalmente non potevo mandare affanculo nemmeno loro e tenermi il cappello, chi la sentiva la mutter con le sue idee sulla famiglia poi? Cosi' la prossima settimana sono a cena da loro. E saro' costretto a sorridere e dire che:
* si, mi sono ambientato nella loro splendida citta' merdosa
* si, il lavoro va bene e mi piace tantissimo
* si, sto bene e a casa non ho bisogno di nulla
* si, mi diverto sempre ed esco con gli amici e ho un sacco di impegni per cui, sfortunatamente, non possiamo fare spesso queste adorabili cene.
Ma non finisce qui! In un lampo di accecante lucidita', lo zio si ricorda che ho un telefono fisso, grazie ad una geniale quanto involontaria soffiata dei miei, e mi chiede il numero!
Praticamente ora il telefono posso buttarlo, visto che a parte i rompicoglioni a questo numero non mi chiama nessun'altro.
Puo' tutto questo non impennare la mia depressione e frustrazione?
Dopo la pausa vacanziera: quindici giorni con i parens, che sarebbero stati gia' sufficienti a deprimermi, a cui si sono aggiunti anch egli zii perbenistoipocritopadani.
Ma sono troppo pigro per cercare piu' di due o tre alternative, conseguentemente ho stoicamente accettato di trascorrere con loro le mie poche vacanze sudate, rintanato nella mia stanza con le cuffie tra un bagno a mare e una cena in pizzeria. Beh.. almeno sono stato abbronzato per qualche giorno.
Con il mio ritorno e' coincisa la ripresa della mia atarassia: non ho voglia di vedere nessuno, giusto qualche amico nerd di quelli che non fanno domande e non ti guardano male se li inviti da te e hai la casa sporca e i piatti da lavare. E comunque avevo pulito tutto, perche' ho una coscienza troppo severa.
Ma a parte i due-tre amici nerd, non ho un cazzo voglia di frequentare posti e/o gente di alcun tipo. Odio quando mi chiama l'amico che non sento da 3-4 mesi e che speravo non richiamasse mai piu' e mi chiede:
* se ci saro' a tal riunione di ex di tal corso. Della quale ovviamente sono gia' al corrente ed ho opportunamente scarato principalmente per non correre il rischio d'incontrare lui.
* come sto a donne dopo che ha cercato di avere da me il numero della mia migliore amica.
* come sta la mia migliore amica.
* se ho voglia di uscire con lui
La mia diplomazia mi ha imposto di non mandarlo affanculo subito ma di lasciare che gli sbollisca nel tempo, dopo un tot. di tentativi falliti, la smania di reimpatriare con me. Purtroppo in un momento di disperazione e pazzia gli ho dato il mio numero di casa e non avendo il callerid non posso vedere quando chiama lui, cosi' devo stare sul chi vive.
Se questo non mi avesse gia' rovinato a sufficienza la giornata, chiamano anche gli zii perbenistoipocritopadani, che anche loro speravo di non sentirli mai piu' specie dopo l a quasi diaspora avvenuta alla fine delle ferie per batibecchi tra il cancelliere che pure lui ne aveva i coglioni pieni a pacchi di loro e loro medesimi.
Insomma mi chiamano e con la scusa che si sono provvidenzialmente dimenticati un cappello al momento dell'ultimo commiato, non m'invitano a cena?
Naturalmente non potevo mandare affanculo nemmeno loro e tenermi il cappello, chi la sentiva la mutter con le sue idee sulla famiglia poi? Cosi' la prossima settimana sono a cena da loro. E saro' costretto a sorridere e dire che:
* si, mi sono ambientato nella loro splendida citta' merdosa
* si, il lavoro va bene e mi piace tantissimo
* si, sto bene e a casa non ho bisogno di nulla
* si, mi diverto sempre ed esco con gli amici e ho un sacco di impegni per cui, sfortunatamente, non possiamo fare spesso queste adorabili cene.
Ma non finisce qui! In un lampo di accecante lucidita', lo zio si ricorda che ho un telefono fisso, grazie ad una geniale quanto involontaria soffiata dei miei, e mi chiede il numero!
Praticamente ora il telefono posso buttarlo, visto che a parte i rompicoglioni a questo numero non mi chiama nessun'altro.
Puo' tutto questo non impennare la mia depressione e frustrazione?
giovedì 17 luglio 2003
Il sacchetto del pane gia' affettato lasciato aperto sopra al tavolo.
Nel piatto i resti della cena: una scatoletta di fagioli e insalata preconfezionata.
Avanzi di una cena da topo consumata in silenzio nella stretta tana, al buio della rassicurante
penombra, squarciata solo dal livido blu delle immagini che il televisore proietta sul muro.
Una vita minimale, trascorsa strisciando per le strade senza destare attenzione alcuna.
Nel piatto i resti della cena: una scatoletta di fagioli e insalata preconfezionata.
Avanzi di una cena da topo consumata in silenzio nella stretta tana, al buio della rassicurante
penombra, squarciata solo dal livido blu delle immagini che il televisore proietta sul muro.
Una vita minimale, trascorsa strisciando per le strade senza destare attenzione alcuna.
*soffia nel microfono*
"1... 2.. ssssah!"
*guarda il fonico*
"va bene, cominciamo."
Giovedi' 17. Un bel giorno per cominciare qualcosa, trovate?
La gente. La gente si aspetta sempre qualcosa da me, si e'
fatta una precisa idea di come sono fatto e di qual'e' il mio carattere
e si aspetta che io mi comporti di conseguenza.
E invece, non ha capito nulla.
"1... 2.. ssssah!"
*guarda il fonico*
"va bene, cominciamo."
Giovedi' 17. Un bel giorno per cominciare qualcosa, trovate?
La gente. La gente si aspetta sempre qualcosa da me, si e'
fatta una precisa idea di come sono fatto e di qual'e' il mio carattere
e si aspetta che io mi comporti di conseguenza.
E invece, non ha capito nulla.
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